Conferenza stampa
Pubblichiamo il discorso tenuto mercoledì 25 agosto 2010 da Luca Vetterli, segretario di Pro Natura Ticino, alla conferenza stampa per il lancio della raccolta fondi per il Centro Lucomagno.
Gentili signore, egregi signori,
con gran piacere vi accolgo oggi nella nostra sede per presentarvi l’appassionante avventura nella quale ci siamo lanciati per festeggiare il nostro cinquantenario. Sì, perché l’operazione di Pro Natura Ticino di quest’anno e anche dei prossimi, ha proprio tutte le caratteristiche dell’avventura: all’inizio non sapevamo a cosa saremmo andati incontro sulla strada che porta alla riapertura del Centro di Acquacalda - rimesso a nuovo! - e certamente non lo sappiamo completamente nemmeno ora; e la riuscita dell’operazione non dipende solo da noi ma soprattutto dal sostegno che riceveremo dal Paese.
Ora vi potete forse chiedere come mai Pro Natura, un’associazione conosciuta soprattutto per il suo pragmatismo e la concretezza del suo operato, e strettamente orientata alla conservazione degli ambienti naturali – in particolare delle sue stesse aree protette – si getti in un’operazione di questo genere che a prima vista non protegge nessuna specie minacciata e non un metro quadrato di terra in più. Pro Natura si discosta dai suoi obiettivi primari? Certamente no!
L’operazione nasce da un doppio desiderio. Primo: vogliamo guardare avanti con uno sguardo ampio e volutamente distaccato da questo o quell’altro problema ecologico immediato – non vogliamo fare i pompieri e nemmeno i poliziotti – e, secondo: vogliamo inserirci meglio nella realtà del Paese di quanto ci siamo riusciti nei nostri primi cinquant’anni di vita. E’ vero che siamo riusciti a ottenere dei bei successi di cui oggi tutto il Paese approfitta - ad esempio la protezione del Monte Generoso, e la conservazione delle Bolle di Magadino per la quale Pro Natura ha assunto un ruolo decisivo all’inizio degli anni Settanta; questi successi però sono stati sofferti attraverso importanti opposizioni e scontri iniziali e in parte sono stati apprezzati nel loro giusto valore solo molto più tardi. Se quei contrasti furono inevitabili nel momento in cui sono sorti – e lo sono forse in parte ancora oggi – Pro Natura Ticino con il suo progetto del cinquantenario voleva mirare più alto: ossia riconciliare l’uomo con la natura e Pro Natura con i sentimenti del Paese. Alla ricerca di un progetto che rispondesse a quest’aspirazione si è presentata, a fine inverno quasi a caso, la possibilità di rilanciare attivamente il Centro di Acquacalda. Con l’acquisizione su base privata del centro, Christian Bernasconi – che parlerà dopo di me –, ne aveva faticosamente preparato il terreno dietro le quinte.
Riconciliare l’uomo con la natura! E tutto questo partendo da un posto magico, nella cornice paesaggistica stupenda del Lucomagno! Regalare alla Val di Blenio e al Paese un luogo d’incontro con la natura e d’incontro tra la gente, un luogo di distensione, d’amore e di passione per la natura! Perché no?
Devo ammettere che all’inizio non abbiamo visto tutte le difficoltà dell’operazione, in particolare lo stato della struttura, la cui manutenzione era stata trascurata per anni. Ma subito, con Christian e Lorenza Bernasconi e con Giuseppe Gaggetta, ci siamo messi al lavoro e così dopo un tour de force incredibile abbiamo potuto riaprire l’osteria-bar, completamente rinnovata, a partire da luglio. Christian vi dirà fra un attimo come la gente l’ha accolta. Io mi limito qui a mostrarvi una fotografia.
Questo è quindi stato il primo passo verso il nuovo Centro Pro Natura Lucomagno, la nostra operazione del cinquantenario, il regalo di Pro Natura alla Val di Blenio e al Paese. E a questo passo vorremmo ora farne seguire altri. Intendiamoci: il Centro non è un fine ma solo un mezzo sul lungo percorso per riconciliare l’uomo alla natura. Esso eredita e trasforma la funzione del vecchio ospizio che precedentemente sorgeva sullo stesso posto e che proteggeva i viandanti d’un tempo contro le intemperie. Contro la natura più forte di loro. Oggi i tempi sono cambiati: l’uomo non deve più difendersi principalmente contro la natura ma trovare un nuovo rapporto con la natura improntato all’equilibrio e al rispetto.
Non vogliamo imporre a nessuno di conciliarsi con la natura - un obiettivo che certamente taluni non condividono o non reputano prioritario - ma creare le migliori premesse affinché lo si possa raggiungere. Ciò significa curare valori come il bello, la poesia, il rispetto delle cose e delle persone. La calorosa accoglienza della nuova osteria-bar è un primo passo. Potete farvi un’idea degli ulteriori sviluppi sugli schizzi che vi mostro adesso. Nel prospetto esterno vedete, sulla destra, quella che noi chiamiamo l’Ala Tami, la parte originaria della costruzione degli Anni Cinquanta che presenta un elevato valore architettonico. Anche questo è un bene collettivo da rispettare e rivalutare: intendiamo valorizzarlo e farlo dialogare meglio con l’ampliamento successivo in cemento, che vedete sulla sinistra. Quando avremo raccolto i fondi necessari – ve ne parlerà Paolo Spalluto fra poco – lo rivestiremo in legno e riorganizzeremo le aperture in modo più armonioso. Fra uno stato finale – se si può parlare di una cosa del genere visto che il progetto subirà senz’altro una continua evoluzione - e quello attuale, vi sono lavori fondamentali da fare. Procederemo a tappe in quanto gli sforzi richiesti sono grandi, partendo dagli obblighi imperativi per poi proseguire su quelli opzionali. Gli obblighi imperativi sono stati le prime sorprese dell’avventura. Abbiamo dovuto togliere le scale per accedere ai piani superiori perché troppo esigue per l’evacuazione sicura degli ospiti in caso di incendio e dovremo rifare in buona parte l’impianto di riscaldamento (d’avanguardia all’inizio e ora vetusto); dovremo anche potenziare l’acquedotto alimentato da una propria sorgente del centro – per garantire in ogni situazione la miglior acqua. E poi seguiranno tutti gli altri miglioramenti che faranno diventare il centro un gioiello di cui Pro Natura e il nostro Cantone potranno andare fieri.
Ma come ho detto poc’anzi: l’importante non è questo, non è il Centro come struttura fisica ma quanto del centro se ne farà. Le emozioni e la gioia che saprà dare a chi lo visita e a chi visita la natura del Lucomagno, gli spunti che fornirà a chi si stacca dal tran tran quotidiano per ripensare il suo rapporto con la natura e sentire le radici nella terra e al valore che saprà dare all’incontro tra le genti che con questo luogo vorremmo facilitare.


